No di Montezemolo e Renault che arranca: Alonso pensa già al 2009

Non sa cosa dilaniare per primo, Fernando Alonso. Da una parte c'è stato il candido sfogo su richiesta di Luca Cordero Di Montezemolo, dall'altra l'arrancante consapevolezza di una Renault ancora incapace di supportare desideri adeguati. Il presidente della Ferrari, in un'intervista a La Gazzetta Dello Sport, s'è affrettato a spezzare gli ultimi rimasugli di speranza di un approdo dello spagnolo a Maranello, concessi dalle occhiate dolci del fu Jean Todt: "Schierare un duo formato da Kimi Raikkonen e Fernando Alonso potrebbere essere dannoso per la Ferrari: voglio dei piloti trattati a pari livello e che lavorano assieme". Per uno che cerca di cavare da un triciclo blu almeno una buona bici da marciapiede, non è propriamente carino da ribadire. E' d'altronde questa l'altra sua preoccupazione, se non la più impellente: riportare la Renault ai fasti di un tempo, ad una posizione dignitosa per non scomparire in un consapevole sconforto. Briatore tenta di dar man forte all'illusione promulgando un ottimistico "fa sempre bene pensare in grande", ma in realtà pensa ancora ridotto: "Se la vettura va come pensiamo, sarà indietro alla BMW, ma più o meno allo stesso livello". Quindi quarta forza del lotto. Ancora indietro.
Ma l'attualità preme e svetta su tutto. Le lusinghe della Ferrari, improvvisamente spezzate da Montezemolo, non sembrano smuovere Fernando più di tanto. "Cosa volevate che dicesse..." snobba le chiacchiere lo spagnolo. Anche Raikkonen, seconda metà del rompicapo, glissa con un "non voglio parlarne" mentre Briatore la butta sul ridere: "Sono qui per parlare della Renault, se volete parlare della Ferrari vi paghero' addirittura un viaggio a Maranello". Ma qualcosa di vero solitamente ci deve essere e non si tratta soltanto di un corteggiamento platonico che si ripete ciclicamente, a sentire l'ex ferrarista Patrick Tambay: "Sono pronto a scommettere che è cosa fatta".
Di sicuro c'è il fiorire di mugugni. Alonso dà sempre l'idea di incassare senza fare pieghe, e forse stavolta è così. “Non avrei problemi a fare coppia con Raikkonen - ribadisce lo spagnolo - Io non ho mai avuto problemi con nessuno dei miei compagni anche quando erano più veloci di me". Neppure la spina nel fianco Hamilton? "Con lui qualcosa c'è stato - ammette - ma è stato molto ingigantito dai media e poi è dipeso tutto dalla squadra e non da me o da lui. Come a Budapest quando io sarei dovuto restare fuori un giro in più nelle qualificazioni ha sbagliato la squadra, non Lewis". Forse ora Nando eccede in buonismo, considerata l'entità di quegli screzi da cardiopalma. O forse, da buon furbetto alla ricerca di conquiste, sottovaluta sfacciatamente il suo caratterino da leader, che poco si addice a rivali dirimpettai propensi alla ribellione. Il buon Flavio, ben più navigato, lo rileva senza pudore: "E’ sempre molto difficile avere due piloti forti nella stessa squadra perché se sono allo stesso livello è normale che diventino nemici e metterli insieme non sempre produce risultati positivi". Il novellino Nelson Piquet jr dovrà incassare senza troppe domande, perchè il manager della Renault è chiarissimo: "La migliore strategia in F1 e' stabilire una gerarchia che funzioni per entrambi i piloti", proprio quello che l'anno scorso la McLaren evitò di inscenare con Alonso e Hamilton, "perdendo così il campionato piloti a causa della loro rivalità". Se lo ricorderà anche Fisichella, questo leit-motiv abbozzato da Briatore, quello di avere un top-driver e un altro di cortorno, colorato o opaco che fosse. Flavio, d'altronde, non ha mai nascosto di puntare con grande energia sullo spagnolo, tanto da concedere stavolta sviolinate adulatrici: "Fernando è il miglior pilota mai avuto. Rispetto a Schumi, a pari età commette meno errori ed è più freddo".
Il problema è che non basta il pilota a trasformare tricicli in bolidi. E qui sta la seconda angoscia di Alonso: doversi platealmente arrendere dopo un tris di gare perchè quest'anno per la Renault il massimo possibile sarà raccogliere margherite, seppur con un accenno alla speranza: "Questa stagione sarà dura per me, sempre nel mezzo del gruppo. Perciò, dopo l’esperienza, il prossimo anno sarò un pilota migliore. E vedremo". I test con la nuova versione della R28 non l'hanno demoralizzato, ma neppure stupito, perchè la macchina non riesce ancora ad ingranare con passione, checché vada dicendo Briatore: "Abbiamo visto nei test che la vettura e' migliorata e se non sarà un grande passo avanti sarà un piccolo progresso". Un piccolo passo in avanti, appunto, che non può soddisfare adeguatamente chi nel dna sa di non poter ridursi a giocare nelle retrovie. "Abbiamo compiuto un passo avanti - ammette Alonso - verificheremo quanto importante sia questo GP. Avremo guadagnato un paio di decimi, vedremo se bastano per entrare sempre nel terzo settore delle qualifiche". Essì perchè il piatto inizia a lacrimare: "Abbiamo conquistato un misero punto in Malesia e nulla in Bahrein. Non è possibile, per noi. Dobbiamo innalzare il nostro livello di competitività. Speriamo che il Montmelò sia il punto di partenza". Fernando nella propria terra, è finito tra i primi 4 negli ultimi cinque anni, vincendo alla grande nel 2006. Sa di poter contare su un grande stuolo di sostenitori (sempre più di 100.000 persone), nonostante la sua brillantissima stella sia stata bruscamente occultata dal fenomeno nero Hamilton, così che ora i supporters del Nano, calcolando le magre possibilità di trionfo del proprio pupillo, si stanno attrezzando alla scomoda arte del gufaggio. Rimane d'altronde poco da ingegnarsi per ribaltare le carte, Briatore sarebbe a posto con un bel podio d'incoraggiamento, anche perchè, ammette, "non penso che faremo la pole", ma se il cavallo è quello che è, il fantino è giudicato mastodontico: "Sarà Fernando a fare la differenza, farà tutto il possibile e l'impossibile per riuscirci". Lui ovviamente non smentisce, ma sfodera un sano realismo che non può abbagliare: "Dovrebbero accadere troppe stranezze. Quest’anno il podio è un sogno. E' vero che ogni volta che ho corso il mio Gp di casa ho avuto la possibilità di lottare per la pole o per la vittoria, salendo almeno sul podio. Quest'anno, però, questa è una possibilità irreale, un sogno come lo è stato nelle prime tre gare. È la prima volta. ma prima o poi la macchina migliorerà. E Barcellona è la prima possibilità". "Ma la cosa importante e' mostrare segni di miglioramento - insiste Briatore - Se un pilota vede che la vettura migliora, cresce la sua fiducia". E la pazienza? Sarà nero su bianco sul contratto, ma ogni sviolinata è un pezzo di corteggiamento profondamente sentito: "Fernando sta lavorando in modo incredibile sulla vettura, con i meccanici e gli ingegneri. Penso sia migliorato e maturato molto. Stiamo lavorando insieme e penso che progrediremo". Sempre che Montezemolo non si decida di cambiar idea...


Eccolo, il Calimero rosso. Che poi è un Calimero versione autolesionista, se davvero dai box Ferrari non emergeranno tesi difensiviste che solo a pensarle si accarezza il ridicolo. Che poi Barrichello a confronto avrebbe dovuto avere un passaporto per Lourdes. Invece Felipe Massa fa e disfa con un preoccupante know-how che spinge tutti ad inventarsi i motivi di questa voglia forsennata di farsi male quando sai che la salute c’è e potresti campare benissimo cent’anni. Invece no. E siamo già a due. Massa bissa gli sfottò finendo in testacoda a metà gara come un pivellino qualsiasi, senza che la frenesia lo spinga oltre il concepibile. Davanti c’era Raikkonen, che al primo pit-stop gli ha soffiato la testa della corsa, grazie a un paio di giri stellari che l’avranno stordito. S’è girato come un principiante col triciclo, Massa. E ora che ogni volta ne accade di incomprensibili al piccoletto brasiliano, corre il dubbio che magari toccherà rivolgersi al’autoscuola. A Melbourne, in piena seconda curva, passò dalla terza in prima e dirottò a bordo pista. Stavolta il bis, che a molti suona come consacrazione di un fallimento, e a lui un motivo valido per ripetere che “non devo dimostrare niente a nessuno”, ma intanto il tempo passa e il treno del campionato non aspetta oltre.
