Le qualifiche della discordia: basterà un tempo limite a scacciare i pericoli?
Il mondo della Formula 1 è un perennemente bisticciare, non tanto tra piloti o ingegneri, aizzati da prevedibili scaramucce o allertati da spionaggi indiscreti, ma tra il circus che corre e quello che lo dirige. La Fia, tradizionalmente incline a fasciarsi la testa soltanto quando la testa sanguina davvero, stavolta sembra disponibile a trattare sull'ennesimo formato delle qualifiche, perennemente modificato per coniugare spettacolo ed allontanare la noia. Quest'anno i supremi capi del teatrino a quattro ruote hanno deciso di accorciare a dieci minuti l'ultima sessione di qualifica, quella dove i primi dieci piloti qualificati si dovrebbero scannare per la pole position. Gli altri dieci minuti sono stati decurtati in nome della politica ecologica intrapresa dalla Federazione, che prevede di togliere dai piedi lo sperperio indiscriminato di benzina. Un comportamento che i piloti, fino all'anno scorso, erano soliti inscenare prima di accendere i cinque minuti di fuoco oppure immediatamente dopo perchè comunque avrebbero potuto nuovamente rabboccare carburante per la prima fase di gara. Stavolta si sono messi di mezzo Heidfeld e Alonso, per carità loro malgrado: si sono ritrovati a tentare l'attacco alla pole allo scadere mentre la maggioranza dei già sazi procedeva a velocità di triciclo per consumare meno benzina possibile (da quest'anno con quella che rimane nei serbatoi si effettua la prima parte di gara). Hamilton e soprattutto Kovalainen non si sono accorti di impicciare ai due piloti che cercavano il tempo, o se si sono accorti non sono riusciti a scansarsi in tempo per non disturbarli. Risultato: 5 posti in meno in griglia e tanti saluti.Il Mondiale 2008 è senza dubbio scattato con una Fia subito severa e verosimilmente zero malleabile dai piagnistei. Ma le lamentele di Heidfeld e la scocciatura di Alonso non sono piaciuti a molti nel paddock che nuovamente rumoreggia. Perchè se è vero che venti minuti sono troppi, dieci sono troppo pochi, e poi considerate dieci vetture forsennate che si ritrovano a ballare tutte insieme contemporaneamente: c'è il rischio che qualcuno vi schiacci il piede. "A me non piace questa situazione di implicito pericolo - spiega Mario Theissen, responsabile BMW - le differenze di velocità in pista tra i vari piloti sono molto alte, nell'ordine di 200 km/h. Secondo me bisogna risolvere urgentemente la situazione, magari già in Bahrein". Theissen ha già provveduto a scomodare l'eterno Charlie Whiting fin da sabato, maneggiando l'urticante scottatura di Heidfeld, penalizzato dalle lumache McLaren. Anche Alonso sposa questa condivisa diffidenza, a prescindere dal gusto personale di veder affossati, nel caso specifico malese, i suoi ex dirimpettai: "Quando un pilota sta facendo il tempo guida è al limite, in certi punti arriva ai 300 km/h. E si trova in pista delle auto che viaggiano a 60 orari. Sabato scorso è successo questo e avete visto che cosa è accaduto". Il tempo, beato, di soggnignare per la penalizzazione altrui, ma lo spagnolo ritorna subito serio.
E seria vuole porsi la stessa Federazione, che col pugno duro già agitato con successo lo scorso weekend non vuole certo collezionare defaillances. Dalla sede centrale è già partita la promessa che già dal Bahrein cambierà - di nuovo - qualcosa. Non tanto il tempo da dedicare all'ultima sessione, ma una soluzione già prospettata dal polacco Robert Kubica, che nel suo piccolo non faticava a sfoderare buonsenso: "Basta imporre un tempo massimo di percorrenza del giro, in modo simile a quanto già avviene per la formazione della griglia di partenza". Il tempo limite lo deciderà ovviamente la Fia, certo però è che il pericolo, seppur ridimensionato, è sempre presente: ci saranno sempre vetture che navigheranno in tranquillità rasente ai giardini. Alonso non si nasconde: “C’erano 6 o 7 vetture che procedevano lentamente ma erano fuori traettoria e non mi hanno disturbato. Introdurre limiti di tempo potrebbe non essere la soluzione ideale”. La patata bollente rimane ovviamente alla Federazione. Conscia che tanto a scottarsi saranno, come al solito, i piloti.
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Eccolo, il Calimero rosso. Che poi è un Calimero versione autolesionista, se davvero dai box Ferrari non emergeranno tesi difensiviste che solo a pensarle si accarezza il ridicolo. Che poi Barrichello a confronto avrebbe dovuto avere un passaporto per Lourdes. Invece Felipe Massa fa e disfa con un preoccupante know-how che spinge tutti ad inventarsi i motivi di questa voglia forsennata di farsi male quando sai che la salute c’è e potresti campare benissimo cent’anni. Invece no. E siamo già a due. Massa bissa gli sfottò finendo in testacoda a metà gara come un pivellino qualsiasi, senza che la frenesia lo spinga oltre il concepibile. Davanti c’era Raikkonen, che al primo pit-stop gli ha soffiato la testa della corsa, grazie a un paio di giri stellari che l’avranno stordito. S’è girato come un principiante col triciclo, Massa. E ora che ogni volta ne accade di incomprensibili al piccoletto brasiliano, corre il dubbio che magari toccherà rivolgersi al’autoscuola. A Melbourne, in piena seconda curva, passò dalla terza in prima e dirottò a bordo pista. Stavolta il bis, che a molti suona come consacrazione di un fallimento, e a lui un motivo valido per ripetere che “non devo dimostrare niente a nessuno”, ma intanto il tempo passa e il treno del campionato non aspetta oltre.
